Un 2025 che già si è annunciato difficile per le piccole e medie imprese, strette tra un clima di incertezza dovuto alle variabili macroeconomiche e ai problemi endemici legati a carenza del personale, adempimenti burocratici, rallentamento degli investimenti.
Il faro sulla situazione delle Pmi è puntato dal sindacato Cisl: «Abbiamo - osserva il segretario generale Alberto Pluda - la consapevolezza del contesto in cui operiamo, di quanto sia preoccupante, a tratti oscuro. È una fase complessa, in cui si fondono sfide e perplessità circa il futuro, con i venti di guerra che ancora spirano, i nuovi equilibri geopolitici; le trasformazioni in atto con l’avvento delle nuove tecnologie, in primis l’Intelligenza artificiale; la doppia transizione green e digitale».
Alberto Pluda è il segretario generale della Cisl di Brescia
Il segretario Cisl Brescia ricorda i dati, a partire dal comparto artigiano: nel quarto trimestre 2024 il settore ha fatto registrare nel Bresciano una diminuzione della produzione del 0,8% sul trimestre precedente e una diminuzione del 2,1% rispetto all’analogo periodo di riferimento dello scorso anno.
Negativo è anche il dato sull’occupazione, che evidenzia un calo del 1,5%. Le aspettative degli imprenditori riguardo alla produzione del settore artigianato per il prossimo trimestre sono complessivamente negative in quanto si evidenzia un aumento nel 14,4% dei casi, una stabilità nel 53,6% e una diminuzione nel 32% dei casi.
«Fare sindacato nelle micro aziende richiede oggi modelli e strumenti organizzativi diversi da quelli passati»
«Fare sindacato nelle micro aziende - rileva Pluda - richiede oggi modelli e strumenti organizzativi diversi da quelli che storicamente conosciamo. È necessario avere il coraggio della partecipazione, per rendere il lavoro più umano e inclusivo, guidare il processo di rinnovamento del Paese, pur in continuità con valori immutabili. Questo è il nostro obiettivo: rispondere sempre meglio alla mutevole domanda di rappresentanza in un’era di cambiamento».
Le sfide sono impegnative e chiamano in causa la formazione continua, a fronte di un mercato del lavoro in cui metà della popolazione adulta è potenzialmente bisognosa di riqualificazione, circa 13 milioni denotano un basso livello di istruzione (solo il 26% è in possesso di laurea, il 47% ha un diploma e nessun titolo per il restante 27%).
A questi numeri, si sommano coloro con scarse capacità digitali, di alfabetizzazione e di calcolo, persone occupate in posti di lavoro scarsamente qualificati e/o in lavori destinati a subire presto un importante cambiamento tecnologico, rendendo potenzialmente obsolete le attuali competenze. «Perciò grande attenzione - riferisce il responsabile Cisl - prestiamo al rifinanziamento Fondo Nuove Competenze, che nel 2025 ci ha rivisti coinvolti in accordi specifici con le parti datoriali, 731 milioni di euro per tutta Italia per potenziare la formazione e le competenze per le innovazioni». E, notizia, sono già esauriti i fondi del primo avviso in scadenza al 10 aprile 2025.
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