Ordine dei Consulenti del Lavoro

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Moretti: «Si intervenga su cuneo fiscale, politiche attive e pensioni»

Il sistema produttivo bresciano è stato protagonista di un percorso di crescita costante iniziato più di cinque anni fa. Ora però molti operatori locali lamentano una situazione di incertezza che sta frenando la corsa della locomotiva bresciana. Presidente Gianluigi Moretti, condivide questi timori?

Gianluigi Moretti, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro

«Premesso che a mio avviso la crescita che lei cita c’è effettivamente stata ma si è rivelata sin dall'inizio piuttosto debole, concordo con i timori espressi dagli operatori perché questo è quello che avverto parlando con gli imprenditori e con i colleghi Consulenti del Lavoro che seguono moltissime realtà del territorio, dalle più piccole alle più grandi. L'impressione è che oggi si stia vivendo un momento di "calma": non si peggiora, ma nemmeno si migliora. I motivi sembrano essere legati all’incertezza della situazione politica del nostro Paese, ai grandi investimenti che stentano a partire e ad una situazione internazionale difficile: vedasi il rallentamento della Germania, principale mercato di sbocco per le imprese bresciane, ma anche la guerra dazi Usa-Cina e i vari conflitti bellici, non ultimo quello recentemente iniziato tra Turchia e Siria. Insomma non si parla di crisi ma un po’ di preoccupazione c’è».

Cuneo fiscale, pensioni o politiche attive per il lavoro: su quali di questi punti deve necessariamente intervenire il governo? In che modo?

«Personalmente direi su tutti e tre i punti in questo ordine: cuneo fiscale, politiche attive e pensioni.

«Dobbiamo concentrarci su chi ha perso il lavoro e su chi sta per entrare nel mercato»

È però opportuno che si agisca su queste leve con metodi chiari e semplici altrimenti si rischiano di vanificare gli sforzi. Ad esempio, in tema di cuneo fiscale dobbiamo trovare norme lineari che diano la certezza all’azienda da un lato di poter garantire ai propri dipendenti una retribuzione netta maggiore e dall’altro di assicurarle una riduzione del costo del lavoro, senza dover temere che per via di una errata interpretazione legislativa o di prassi le agevolazioni debbano essere restituite con sanzioni ed interessi. In tema di politiche attive occorrerebbe concentrarsi sì su chi ha perso il posto di lavoro e deve essere ricollocato ma, soprattutto, agire sull’occupabilità di chi deve entrare nel mondo del lavoro per la prima volta. Questo potrebbe essere attuato modificando i piani di studi delle Scuole Superiori o delle Università, introducendo insegnamenti che preparino alle professionalità che oggi il mercato richiede. Troppo spesso sento dire che il lavoro c’è ma non si trovano le competenze giuste.

In tema di pensioni, ritengo sia ragionevole quanto fatto dal Governo con quota 100, ma se alla riforma delle pensioni non è affiancata una misura di contenimento del costo del lavoro in modo da favorire le assunzioni e il ricambio generazionale, tutto è vano».

A suo parere vi sono altri temi, ad esempio quelli della formazione e dell’innovazione, a cui è necessario porre la giusta attenzione, inserendoli in un piano di sviluppo condiviso tra aziende e istituzioni?

Formazione e innovazione sono due temi fondamentali. La scuola dovrà adeguarsi alle professionalità che nasceranno per l’avvento delle nuove tecnologie: tante mansioni verranno meno ma tante altre nasceranno. In quest’ottica serve il coinvolgimento di tutti: la scuola, le imprese, i professionisti, il settore pubblico in generale. Si dovranno da un lato formare i giovani studenti sulla base delle professionalità che saranno richieste dalle imprese che sempre più spesso saranno ad alta tecnologia e dall’altro lato dovremo evitare di cadere nell’errore che si è commesso in passato: cioè, evitare che la scuola e il lavoro, la teoria e la pratica siano mondi «scollegati». In altre parole, dovremo cercare di perseguire davvero quell’alternanza scuola lavoro di cui si sente parlare ma che è ancora lontana dal concretizzarsi».

«La sfida della digitalizzazione è una scommessa da giocare su due fronti»

Lei e i suoi colleghi Consulenti del Lavoro in questo progetto quale ruolo ricoprirebbero? Quali strumenti potete mettere in campo a supporto appunto di un piano di sviluppo sostenibile?

«Il "lavoro" resterà centrale nonostante la digitalizzazione. Un cambio di scenario che per i Consulenti del Lavoro potrà rappresentare un’ulteriore opportunità. D’altronde la nostra categoria non è estranea alle sollecitazioni e provocazioni che giungono sul fronte dell’innovazione. Per noi la sfida della digitalizzazione rappresenta una scommessa da giocare su due fronti: interno, sfruttando le nuove funzioni, i nuovi strumenti e la possibilità di essere promotori di innovazione per le imprese e per la Pa; esterno, continuando a suggerire percorsi legislativi efficaci e coerenti con il diritto dei cittadini ad avere un lavoro «dignitoso». Va da sé che il tutto dovrà comportare un cambiamento di mentalità e approccio alle nostre nuove funzioni. Restando in tema di formazione, vorrei ricordare l’esperienza di un progetto, oggi diventato una bellissima realtà, nato per la prima volta proprio a Brescia, nel 2014, grazie alla sinergia tra Università, Ordine Nazionale e Ordine Provinciale dei Consulenti del Lavoro: un progetto che testimonia quella sinergia tra scuola, professione e aziende di cui tanto si parla. Alludo al corso di Clinica del Lavoro istitutito nella laurea triennale in Consulenza del Lavoro della Facoltà di Giurisprudenza. Il corso parte dall’idea che gli studenti, oltre alle conoscenze teoriche, debbano poter entrare in contatto con il diritto vivente, vale a dire con gli aspetti relativi all’applicazione concreta del diritto, per sviluppare le abilità pratiche, strategiche e di problem solving tipiche del Consulente del Lavoro. Nella Clinica del lavoro gli studenti imparano il diritto attraverso l’esperienza diretta, fornendo consulenza su casi reali e avendo a che fare con persone reali, sviluppando anche la sensibilità verso le questioni della giustizia sociale e dell’inclusione».