Ordine dei Consulenti del Lavoro

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Il presidente Moretti: «La nostra professionalità è stata apprezzata»

Gianluigi Moretti è il presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro

La figura del consulente del lavoro è diventata sempre più strategica negli ultimi anni, in particolare in un contesto economico e produttivo come quello bresciano, particolarmente ricco di imprese e potenzialità. Oggi, anche alla luce delle grandi criticità emerse a seguito della pandemia da Covid-19, i Consulenti sono stati ancora più indispensabili. Presidente Gianluigi Moretti, dal suo osservatorio privilegiato di presidente dell’Ordine bresciano, quali individua come punti cardinali per un piano di rilancio del Paese e quindi di una provincia manifatturiera come la nostra?

«Mai come in questo momento il nostro lavoro e la nostra professionalità sono stati particolarmente apprezzati per il supporto offerto alle aziende e ai lavoratori. Oggi, considerata la seconda ondata del virus ed il continuo susseguirsi dei provvedimenti normativi, dovremo concentrarci ancora sulla gestione quotidiana dell’emergenza e quindi diventa fondamentale continuare così come fatto durante la prima ondata del Covid-19, a supportare le nostre aziende nell’utilizzo preciso e tempestivo degli ammortizzatori sociali. Nei prossimi mesi, quando l’emergenza sarà finita (ci auguriamo tutti di ritornare alla normalità al più presto possibile) dovremo verosimilmente confrontarci invece con l’aumento della disoccupazione. Oggi il blocco dei licenziamenti imposto dal Governo non ci fa capire esattamente quale è l’impatto reale della crisi sanitaria ed economica che stiamo vivendo. Il dato lo avremo soltanto la prossima primavera e credo, aimè, non sarà confortante. Diventerà allora indispensabile per una tenuta sociale ed economica del Paese iniziare a parlare in maniera concreta delle politiche attive del lavoro intese come strumenti che attraverso la formazione dei lavoratori favoriscano nuova produttività e garantiscano i livelli occupazionali. Ma non solo. Anche il nostro sistema educativo dovrebbe essere cambiato. Penso per esempio a come servirebbe integrare ancora di più la formazione accademica-teorica con quella professionale, quella per capirci che si apprende sul lavoro. Questo è fondamentale perché si creino le competenze che effettivamente servono alle aziende. Infine tutte le imprese, non solo quelle manifatturiere, studi professionali compresi, dovranno investire sempre di più sull’innovazione tecnologica e sui concetti di economia verde e quindi di sviluppo e mobilità sostenibile. A tal fine sarà necessario utilizzare bene l’enorme quantitativo di denaro che si spera arriverà presto dal Recovery Fund».

«Servirebbe integrare ancora di più la formazione accademica-teorica con quella professionale»

Secondo quello che ha appreso in questi difficili mesi, quali sono le necessità maggiormente palesate dalle imprese in un momento particolare come quello che stiamo vivendo? Su questo fronte, voi consulenti non avete risparmiato critiche al governo per la gestione degli aiuti...

«Sicuramente in momento di emergenza servono strumenti straordinari, semplici e veloci che permettano a noi professionisti di gestire con tempestività gli ammortizzatori sociali in modo che poi i lavoratori delle nostre imprese ricevano i sussidi in tempi rapidi. La burocrazia deve scomparire. Il problema è che il Governo ha voluto gestire l’emergenza adattando strumenti ordinari già esistenti e creati anni fa per far fronte ad altre problematiche. Questo sistema ha creato confusione e ritardi: serviva e serve un ammortizzatore sociale unico per tutte le tipologie aziendali anche perché la causale che soggiace alla richiesta è unica ed è quella legata al Covid-19. Oggi la normativa è difficilmente interpretabile, si rincorrono molteplici interventi legislativi e circolari interpretative che speso arrivano in ritardo sotto scadenza.

Serve maggiore chiarezza e semplificazione normativa ma la semplificazione non la può realizzare chi non conosce fino in fondo il nostro lavoro. Per questo sarebbe opportuno che si creassero davvero dei tavoli governativi di programma e monitoraggio della semplificazione normativa con il coinvolgimento dei consulenti».

Sempre stando al suo osservatorio, pensa che le imprese abbiano bisogno esclusivamente un supporto di natura economica o anche di altro? E se sì, di cosa?

«Le imprese non hanno bisogno solo di un aiuto economico: serve anche maggiore semplificazione»

«Anche se forse sarebbe stato meglio ragionare su di un risarcimento più che sul ristoro, è chiaro che un supporto economico è necessario ed importante per quelle aziende alle quali è stata imposta la chiusura. Va precisato, però, che l’aiuto economico non è l’unica cosa che serve alle imprese, tant’è che circa il 60% delle aziende ha anticipato la cassa integrazione ai propri dipendenti ed è grazie a loro che si è potuto arginare una situazione economica e sociale che avrebbe potuto essere ben peggiore. Quello che voglio dire è che occorre sostenere le nostre imprese facendo ripartire gli investimenti e puntando su quella semplificazione normativa di cui parlavo prima».

Recentemente è stato riconfermato alla guida dell’Ordine, quali saranno le linee guida del suo secondo mandato?

«Ci attendono tre anni difficili ed impegnativi. Durante questi mesi abbiamo visto come l’emergenza sanitaria abbia impattato in modo significativo sul mondo del lavoro ed abbiamo capito come la formazione sarà sempre più importante per gestire al meglio le nostre aziende e che la sfida futura soprattutto per i professionisti si giocherà sull’apprendimento continuo. Per questo motivo diventa fondamentale continuare ad investire sulla formazione continua degli iscritti. Sempre in tema di formazione professionale, nel prossimo triennio sarà nostro impegno consolidare gli ottimi rapporti con l’Università degli Studi di Brescia e in particolare con la facoltà di Giurisprudenza, all’interno della quale si colloca il corso di laurea triennale specifico per i Consulenti del Lavoro e che, anche nel recente inizio di anno accademico, ha visto un aumento importante delle immatricolazioni, come a dire che la nostra professione è tra quelle più ambite dell’area economico giuridica. Per questo sarà altresì fondamentale supportare i giovani Consulenti durante i primi anni di attività cercando di abbattere i costi di iscrizione e fare in modo che possano interagire fra di loro e fare rete. Di competenze in questi anni ne abbiamo ottenute molte ed è bene che tutti le utilizziamo tutte. Penso alla gestione delle politiche attive del lavoro che possiamo svolgere attraverso la nostra Fondazione Nazionale Consulenti per il Lavoro. In Lombardia, Brescia è la provincia che ha il maggior numero di colleghi accreditati ai servizi per il lavoro e dovremo incrementare ancora di più questo numero. Le politiche attive come detto diventeranno fondamentali nei prossimi mesi e sono sicuro che potremo giocare un ruolo importante in questa partita. Mi piacerebbe altresì far ripartire presso la sede dell’Ordine la commissione di certificazione e conciliazione istituita qualche anno fa e temporaneamente sospesa. Ricordo che questa importante competenza è stata attribuita ai Consulenti del Lavoro dal D.lgs.276/2003».

A cura di Numerica

Editoriale Bresciana