Editoriale

Non cadiamo nella tentazione del «tutto è possibile»: la sfida si vince con serietà e fiducia

di Erminio Bissolotti

Rispetto a un anno fa, apriamo questa nuova edizione, la sedicesima, dell’Inserto Bilanci con un atteggiamento più fiducioso, seppur la pandemia da Covid, con tutti i suoi effetti collaterali, non si sia ancora dissolta. L’emergenza sanitaria scoppiata a inizio 2020 ha lasciato pesanti segni sul nostro territorio, sia dal punto di vista sociale sia da quello economico. Brescia, però, come gran parte del Paese, ha superato con caparbietà i mesi più difficili della crisi e ha intrapreso un importante percorso di crescita.

Anche con il sostegno dei mercati finanziari, ai massimi da tempo, il sistema manifatturiero locale sta dando il meglio di sé: dalla fine del 2020, per quanto riguarda la mole d’attività svolta dalle imprese, le analisi congiunturali dell’Istat riportano tassi di crescita «cinesi» (a due cifre). Oggi mancano le materie prime, ma di sicuro non gli acquirenti del made in Brescia. Veniamo peraltro da un’estate dove le realtà più colpite dalla pandemia, ad esempio nel turismo, hanno dato forti segnali di ripresa.

Dopo l’impatto con il Covid, i principali attori del sistema Brescia si sono sentiti chiamati in causa in una sorta di patto comunitario, conferendo un contributo straordinario e lanciando un forte segnale di speranza al territorio. Imprese e lavoratori hanno ancora bisogno comunque di fiducia, un bene non quotato su alcun listino di Borsa e che dipende dalla qualità e dalla serietà degli interventi che realizziamo. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi insegna. Pertanto non coltiviamo facili illusioni. In particolare dobbiamo astenerci dalla tentazione del «tutto è possibile»: l’attuale percezione di sostenibilità del debito pubblico anche nel lungo periodo, ad esempio, incoraggia progetti ambiziosi, ma può creare spiacevoli abbagli.

La percezione di sostenibilità del debito anche nel lungo periodo può creare spiacevoli abbagli

Il primo obiettivo che si pone il complesso lavoro di analisi dei bilanci realizzato con la preziosa collaborazione dell’Università degli Studi di Brescia è quello di mettere in evidenza lo stato di salute economica e finanziaria delle principali aziende bresciane dopo l’impatto con il virus Sars-CoV-2. Contestualmente, con i numeri raccolti e riportati in questa edizione vi è anche l’intenzione di supportare istituzioni e operatori economici nelle loro scelte strategiche.

Come l’anno scorso, abbiamo così arricchito il nostro approfondimento sui bilanci con una sezione dedicata al Rendiconto finanziario delle principali società esaminate. Grazie a questa riclassificazione, abbiamo calcolato la capacità delle aziende di produrre flussi monetari e in generale le imprese bresciane hanno riportato risultati molto positivi.

Inoltre, novità di quest’anno, il lettore troverà un’ulteriore nuova sezione dedicata alla ripartizione del fatturato delle medesime aziende, un’informazione non trascurabile per un territorio fortemente vocato all’internazionalizzazione.

A distanza di un anno, pare che il senso d’urgenza generato dalla pandemia sia venuto meno e che il Pnrr sia già realizzato. Dobbiamo invece ammettere, con ragionevolezza, che qualcosa non si potrà fare perché non ce lo possiamo permettere.

il progetto

Il portale web Bilanci Aziende Brescia

L’analisi economica delle prime mille imprese per fatturato e delle 1000 Pmi cresciute di più negli ultimi 5 anni

Realizzata dalla redazione Economia del Giornale di Brescia e dagli esperti dell’Università degli Studi di Brescia, la ricerca analizza i conti delle aziende del territorio.

Non solo numeri e fatturati, ma anche focus tematici, approfondimenti per settore, infografiche e mappe interattive. I dati delle prime 1000 aziende, disponibili in una piattaforma interattiva, sono interrogabili in pochi clic e consentono all’utente di fare confronti tra competitor, realizzare ricerche personalizzate e approfondire le performance in modo comodo e veloce. Gli abbonati al portale hanno accesso anche all’analisi delle 1000 Pmi che hanno registrato un tasso media di crescita negli ultimi cinque anni, oltre che all’archivio dei dati a partire dal 2016.

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