Ivan Losio, partner EY
«In un contesto generale di grandi successi per l’Italia stiamo assistendo a un periodo di trasformazione accelerata per il Paese» non ha dubbi in tal senso Ivan Losio. «L’Italia intera e la nostra Provincia - continua il partner EY e Italian leader della divisione Financial accounting advisory service - hanno fatto fronte alla pandemia con tenacia e coraggio. I dati lo confermano: il Paese sta vivendo una ripresa tra le maggiori di Europa e le previsioni Ocse stimano una crescita del Pil del 5,9% per il ’21 e del 4,1% per il ’22. L’industria manifatturiera si appresta a raggiungere il record di fatturato nel 2023. Secondo Confindustria, a Brescia la produzione industriale sta recuperando i valori pre-Covid, con risultati brillanti in alcuni comparti della manifattura e della metallurgia, e l’export sta crescendo più che nel 2019. L’entusiasmo è favorito anche dai benefici attesi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che porterà al nostro Paese non solo importanti risorse, ma anche riforme strutturali, con uno stimolo importante su temi di digitalizzazione e transizione ecologica. L’obiettivo per le nostre imprese deve essere una crescita sostenibile e durevole, che sia in grado di fare fronte alle incertezze continue dei mercati, rappresentate in questo periodo dall’incremento dei prezzi delle materie prime e, in alcuni casi, della loro carenza o dai timori di nuove accelerazioni della pandemia».
Massimo Trebeschi, associate partner EY
«Le grandi sfide per le imprese oggi sono la transizione digitale e la sostenibilità»
Non è tutto oro, insomma, quello che luccica. «Per raggiungere questo obiettivo di crescita - ammette Losio - riscontriamo però alcune criticità. In primis la dimensione aziendale: in Italia il 90% delle imprese fattura meno di 50 milioni di euro. Per queste realtà è più difficile attirare talenti e formarli, adottare nuove tecnologie e rispondere in modo rapido ai cambiamenti. Poi c’è la fragilità di alcune catene del valore. In questo senso anche a Brescia dobbiamo essere in grado di valorizzare le nostre filiere quali centri di competenze e professionalità».
Andrea Barchi, partner EY
Parole a cui fanno eco quelle di Massimo Trebeschi, associate partner di EY: «Sul tema delle catene del valore, molte aziende ci stanno chiedendo supporto in operazioni di nearshoaring, cioè di riavvicinamento delle catene di fornitura. La pandemia ha mostrato infatti la fragilità di alcuni sistemi. Risulta dunque molto utile per le aziende definire un processo strutturato di valutazione e approvazione dei fornitori (attuali e potenziali), basato su molteplici aspetti: economico-finanziari, di capacità e stabilità produttiva, reputazionali e di sostenibilità».
Cesare Tagliapietra, associate partner EY
Un concetto condiviso dal collega Andrea Barchi, partner di EY: «Le grandi sfide per le imprese private oggi sono la transizione digitale e la sostenibilità, per rispondere ai bisogni e alle aspettative del mercato e della società, accrescendo la competitività e la redditività duratura. In merito alla sostenibilità, non solo il legislatore è orientato all’estensione dell’obbligo della Dichiarazione non finanziaria a una platea sempre più ampia (ora è onere delle sole aziende quotate di grandi dimensioni), ma anche il mercato, rappresentato da partner di filiera e consumatori finali sempre più consapevoli, spinge in questa direzione».
«Molti imprenditori locali stanno implementando strategie di sviluppo»
Vi è quindi il tema della digitalizzazione. «È l’altro importante acceleratore per la crescita economica, la produttività e l’occupazione del Paese - evidenzia Cesare Tagliapietra, associate partner di EY -. Gli ultimi due anni hanno visto in Italia un raddoppio del traffico dati, dovuto a smartworking, didattica a distanza, acquisto di beni e utilizzo di servizi online, ed al consolidamento degli oggetti connessi, di cui solo un terzo rappresentato da smartphone. In tal senso la crisi pandemica ha reso evidente l’importanza di accelerare il processo di modernizzazione del Paese attraverso la trasformazione digitale. In particolare, uno dei temi emergenti è rappresentato dalla concreta possibilità di generare valore per tutti gli stakeholder a partire dai dati. Dai nostri osservatori si evince che, a livello di mercato, le aziende che hanno reagito meglio alla crisi pandemica sono proprio quelle con un modello operativo maggiormente orientato al digitale, che in più di un caso hanno persino aumentato le opportunità di business. Con questi presupposti, appare ancora più evidente come la trasformazione digitale e il ruolo dei Big Data nella creazione di valore rappresentino due punti centrali nella sfida della competitività globale, a partire dal gap che l’Italia deve ancora colmare rispetto a molti Paesi europei». Sarà tuttavia un percorso non senza rischi. «A fronte di questa spinta verso la digitalizzazione emergono anche tutti i rischi connessi alla Cybersecurity - non nasconde Marco Malaguti, partner di EY -, una grande sfida presente nelle agende dei nostri imprenditori. Investire in cybersecurity oggi è un obbligo anche per le aziende dalle dimensioni più contenute».
Marco Malaguti, partner EY
Alberto Mazzoleni, partner EY
Il sistema produttivo sta vivendo insomma una fase di costruzione. «In questo contesto molti imprenditori locali stanno dunque implementando strategie di sviluppo, possibilmente sostenibile, e ridisegnando le loro aziende con una maggiore attenzione al digitale - spiega Alberto Mazzoleni, partner EY e professore associato all’Università degli Studi di Brescia -. La ricerca di capitali, alternativi e complementari al classico canale bancario, diventa prioritaria. Oggi le imprese possono davvero guardare al supporto pubblico come fonte di approvvigionamento di capitali, basti pensare per esempio alle garanzie Sace e Medio credito centrale o al Patrimonio di rilancio di Cassa depositi e prestiti, oltre ai fondi del Pnrr che stanno iniziando ad arrivare e che prevederanno, in taluni casi, specifiche misure per settori o per filiere. In alternativa ci sono i mercati, sui quali c’è grande liquidità e fermento: fondi di private equity, quotazioni sui mercati principali o all’Aim, fondi di debito. Percorsi, quelli dei mercati, che garantiscono maggiore solidità e che rappresentano un importante momento di crescita dell’organizzazione, oltre che un momento di visibilità sui mercati, anche esteri. Purtroppo però spesso la scelta delle imprese è dettata da fattori di tipo culturale, vista la scarsa propensione ad accettare l’esposizione alla valutazione da parte di soggetti terzi sull’operato dei manager e alla trasparenza che il mercato richiede».
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