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«Chi ha gestito bene la fase difficile del Covid ha interpretato al meglio la ripresa del 2021-’22»

Il presidente Severino Gritti

In questo particolare momento di difficoltà per le imprese, il comparto manifatturiero lamenta un peso eccessivo del Fisco a discapito della crescita di tutto il tessuto produttivo. Presidente Severino Gritti, quali sono i punti essenziali di una moderna politica fiscale che incentivi la crescita economica?

«Negli ultimi anni il comparto manifatturiero ha potuto beneficiare dell’agevolazione derivante dal credito d’imposta 4.0. È stato sicuramente un motore propulsivo degli investimenti, soprattutto nella modernizzazione e nelle nuove tecnologie. Il rilancio di sgravi fiscali a sostegno di questo tipo di investimenti sarebbe certamente un tassello importante. Anche misure di detassazione degli utili mantenuti in azienda potrebbero aiutare, incentivando la capitalizzazione. È però necessario che tali agevolazioni presentino carattere di semplicità e non comportino oneri eccessivi per il loro conseguimento e soprattutto norme chiare, che non siano poi oggetto di continue interpretazioni restrittive o di aggiunta di requisiti ulteriori e complicazioni, come non di rado è accaduto».

I risultati della nostra analisi confermano che il nostro sistema produttivo gode di ottima salute. Rispetto a fine 2022, tuttavia, il contesto macroeconomico è stato negativamente condizionato da molte variabili.

«La vera risorsa scarsa di oggi e soprattutto di domani è il capitale umano»

«Chi ha gestito bene la fase difficile del Covid, efficientando il proprio ciclo economico, investendo in formazione, cercando anche nuove linee di attività, ha potuto interpretare al meglio la ripresa del 2021 e 2022, conseguendo, pur in un contesto di prezzi non facili, incrementi di fatturati e spesso anche di marginalità. Il 2023 presenta dati più incerti, in molti casi di flessione dei ricavi che le imprese stesse avevano previsto. Stiamo riscontrando in molti casi dati preconsuntivi 2023 in linea con i budget, che erano però stati previsti al ribasso rispetto al 2022. Il sistema produttivo è tendenzialmente in salute, questo è vero, e pertanto la presumibile flessione di quest’anno non spaventa e non è ritenuta impeditiva di una attesa ripresa dal 2024. Le variabili internazionali però pesano e le vicende più recenti hanno reintrodotto elementi di incertezza».

Si registra ormai da tempo un disallineamento tra le figure professionali richieste dalle imprese e le competenze espresse dal territorio. In quest’ottica quale funzione assume l’Ordine?

«Ci stiamo accorgendo che la vera risorsa scarsa di oggi e soprattutto di domani è proprio il capitale umano. La formazione delle persone è una chiave strategica. Si sta però facendo strada anche la consapevolezza di un capitale umano inteso come globalità della persona, cercando di coniugare la cultura del lavoro con la nuova visione dell’equilibrio tra lavoro e vita privata che soprattutto le giovani generazioni stanno esprimendo. Dobbiamo trovare il punto d’incontro e di dialogo, perché è interesse di tutti che le professionalità siano sempre più qualificate».

A cura di Numerica

Editoriale Bresciana

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